Criptovalute: rivoluzione del fintech o grande bolla speculativa?

Il tema delle criptovalute è sempre un argomento di grandissima attualità. Le innovative tecnologie digitali e crittografiche che ne stanno alla base rendono il mondo delle valute virtuali e della finanza decentralizzata uno dei fenomeni che ha maggiormente caratterizzato il comparto fintech in questo ultimo decennio. Il dibattito tra “cripto entusiasti” e “cripto scettici” è aperto e ha per oggetto non solo il ruolo e le finalità delle nuove valute digitali ma anche il tema della sostenibilità ambientale per le attività di mining, soprattutto in relazione all’attuale crisi energetica. Per anni le valute virtuali si sono mosse in un mercato non regolamentato. Oggi differenti sono le proposte che a livello europeo hanno l'obiettivo di disciplinare questo settore. Ma saranno sufficienti? Cerchiamo di ricostruire le posizioni di questo acceso confronto.

Il dibattito sulle criptovalute

Il dibattito che caratterizza la straordinaria diffusione delle valute virtuali si è polarizzato in questi anni su due contrapposte linee di pensiero. Da un lato ci sono coloro che a spada tratta enfatizzano i cripto asset ed il ruolo rivoluzionario delle valute virtuali nel moderno sistema della finanza decentralizzata. Al riguardo vengono sottolineati gli effetti positivi che detti strumenti avrebbero in termini di efficienza circa il funzionamento dei mercati finanziari. 

Dall’altro ci sono coloro che, con toni differenti, pur riconoscendo l’indubbia rilevanza di alcune tecnologie e l’innovativa combinazione delle tecniche crittografiche a cui le stesse fanno riferimento (es. registri distribuiti, blockchain, proof of work, crittografia a chiave pubblica e privata, rete peer to peer, ecc.), si sono espressi in maniera molto critica in ordine ai rischi finanziari e informatici a carico dei risparmiatori che non sarebbero assistiti da forme di tutela contrattuale o legale.

Preoccupazioni sono state altresì espresse con riguardo alla stabilità dei sistemi finanziari e all’impatto ambientale connesso agli elevatissioni consumi di energia necessari per alimentare il mondo crypto. Le caratteristiche di funzionamento dei crypto asset infine renderebbero gli stessi in qualche modo funzionali agli obiettivi delle reti criminali.

La situazione che si sarebbe venuta a creare per certi versi è stata quindi equiparata dal Financial Stability Board (FSB) a quella dei mutui subprime che nel 2006, come noto, aveva innescato, con conseguenze catastrofiche, la crisi finanziaria degli Stati Uniti (1).

Vediamo nello specifico i termini di tale contrapposizione.

I “cripto-entusiasti”

Le caratteristiche delle tecnologie digitali, che sono alla base dei cripto asset, permettono la loro utilizzabilità in tanti settori (si pensi ad esempio alla logistica, alla sanità, alla conservazione dei dati in cloud, all’acquisto di beni e servizi, al cd data management). Il comparto in cui tali novità hanno tuttavia trovato la maggiore e più diffusa applicazione è quello definito “Fintech”, ambito nel quale si colloca tutto l’universo delle cripto valute. 

La promessa contenuta nel manifesto, redatto agli inizi degli anni ’90 dagli attivisti del collettivo cypher-punk (1), era quella di creare una moneta digitale anonima e un mercato monetario decentralizzato e libero dalla “tirannia” delle istituzioni finanziarie e delle banche centrali. Grazie alla geniale implementazione di teorie elaborate proprio all’interno di questa community, e concernenti l’applicazione di tecnologie crittografiche al mondo degli strumenti di pagamento, nel 2009 nacque ufficialmente il sistema Bitcoin, antesignano di tutte le successive “valute virtuali”. Si trattava di un sistema di fiducia distribuita (proof of work) basato su transazioni completamente peer to peer e senza la necessità di una terza parte fiduciaria (2).

   Criptovalute come strumento di libertà

Le criptovalute si affermano, pertanto, come strumento di libertà che bypassa il sistema centralizzato e, grazie ad un sistema di registri distribuiti su più nodi della rete, consente agli utenti di inviare denaro dal proprio portafoglio direttamente a quello del destinatario, in qualunque paese del mondo. Non facendo ricorso ad un ente centrale, né tantomeno a meccanismi finanziari sofisticati, il valore di tali asset virtuali viene determinato unicamente dalla leva domanda/offerta.

“..Siamo di fronte ad un vero e proprio cambiamento epocale..”, sostengono i sostenitori della tecno-finanza che sottolineano come in questo modo si realizzerebbe la riduzione dei costi delle transazioni, l’aumento del livello di riservatezza e l’accesso dei servizi bancari e finanziari a comunità unbanked o underbanked. 

   Le crypto valute come strumento di inclusione finanziaria

La crypto finanza promuoverebbe, quindi, l’inclusione finanziaria. In altri termini persone che per lungo tempo sono state escluse dall’accesso alle istituzioni bancarie tradizionali hanno adesso la possibilità di realizzare transazioni in modo rapido, a buon mercato e senza ostacoli pregiudiziali. Le criptovalute e la Finanza Decentralizzata (DeFi), vengono così considerate un’opportunità per quei due miliardi circa di persone che spesso non hanno la possibilità di operare su un conto corrente ovvero interagire con piattaforme finanziarie o di trading.

I cripto entusiasti, che hanno avuto alla loro testa anche affermati protagonisti del mondo finanziario e imprenditoriale statunitense, come Eleon Musk e Mark Cuban (3), ritengono che gli asset monetari digitali possano trasformare la finanza democratizzandola e mettendola al servizio degli utenti e non dei grandi capitali. Lo stato di El Salvador è addirittura arrivato ad adottare i Bitcoin come valuta nazionale e altrettanto ha fatto la Repubblica Centro Africana. Da maggio 2020 la città svizzera di Lugano ha altresì lanciato il cd Plane B, ossia una partnership con Tether per sviluppare strumenti e soluzioni finalizzati ad aiutare le imprese locali a integrare i pagamenti in Bitcoin, Tether e LVGA. Ciò permetterà ai residenti di pagare tasse e servizi direttamente in criptovalute. 

   I trend evolutivi del valore dei cripto asset

In questo contesto il successo riscontrato dai cripto asset sui mercati finanziari internazionali è stato eccezionale. Dal 2009 ad oggi le criptovalute hanno assunto una dimensione globale. Attualmente sono più di 21.000 quelle censite (dati tratti di Coinmarketcap). Ognuna di esse, pur basandosi su medesimi principi di funzionamento, si caratterizza per peculiarità specifiche e differenti elementi di operatività.

L’interesse verso le cripto attività dal 2021 è cresciuto in maniera significativa a livello globale, come attestato da numerose ricerche effettuate con riferimento alla quota di popolazione che possiede cripto attività. Il dato raggiunge i massimi in Ucraina e Russia (rispettivamente 13% e 12%), mentre tra le maggiori economie europee oscilla tra il 5% nel Regno Unito e il 2% in Italia. Il totale del volume delle transazioni è cresciuto fino a 15,8 trilioni di dollari nel 2021, con un aumento del 567% rispetto ai totali del 2020 (dati Chainanalysis Crypto Crime Trend 2022).

  Incrementi di valore e capitalizzazione globale delle valute virtuali

Eccezionali (ma altalenanti) sono stati anche i livelli di performance registrati sia in termini di incremento di valore che di capitalizzazione. Ad esempio, il valore dei Bitcoin nel 2015 era appena di 250 dollari. Il 12 novembre 2021 ha toccato la soglia di 64.400 dollari, per assestarsi, a marzo 2022, su un valore intorno ai 40.000 dollari. Da giugno 2022 il valore si mantiene a circa 19.000 €.

Anche la capitalizzazione globale delle criptovalute ha raggiunto valori ragguardevoli, sebbene rimanga contenuta nel confronto con la capitalizzazione dei mercati azionari (2,5% del valore aggregato dello S&P500 e dello Stoxx Europe 600).

Nel 2021 il valore complessivo delle crypto presenti sul mercatoha toccato un picco di 3.000 miliardi di dollari, mentre attualmente è stazionario intorno a 1.000 MLD di dollari. Per solo 2 cripto monete, come Ethereum e Bitcoin, le transazioni giornaliere ammontano a circa 35 miliardi di dollari. A fine maggio 2022, oltre il 60% della capitalizzazione totale delle criptovalute era riferibile a Bitcoin ed Ether. A livello globale è aumentato anche il patrimonio dei fondi comuni dedicati all’investimento in cripto attività che, secondo le stime di alcuni analisti, sarebbe passato da 36 miliardi di dollari a fine 2020 a quasi 70 miliardi a marzo 2022, con una diffusione più rilevante nel Nord America (4).

I “no coiner”, i “cripto scettici” e gli “anti Bitcoin”

Dall’altra parte della barricata ci sono:

– i ccdd “no coiner” o gli “anti Bitcoin”, ossia coloro che ritengono che i bitcoin non servano a niente se non a fra guadagnare i trader professionisti. È fermo il convincimento che il sistema delle criptovalute prima o poi fallirà perché alimenterebbe una enorme bolla speculativa, una sorta di mega “schema Ponzi” destinato ad esplodere con effetti disastrosi per tanti risparmiatori attirati dalla possibilità di conseguire elevati guadagni per via di strabilianti incrementi di prezzo (5);

– i “cripto scettici”, che sono fortemente critici nei confronti degli strumenti della finanza decentralizzata. Gli stessi ritengono che i responsabili politici non abbiano una solida comprensione di base del funzionamento di queste tecnologie e dei mercati poiché sono “tristemente disinformati” da parte di coloro che hanno diretti interessi nel mondo delle criptovalute.

   Le critiche del mondo finanziario e imprenditoriale

Organizzazioni finanziarie internazionali, banche centrali, organismi investigativi, esponenti di rilievo dell’imprenditoria privata, hanno assunto posizioni molto caute (se non apertamente critiche) su tale tema e hanno messo in guardia i risparmiatori e gli operatori del settore sui pericoli connessi ai cripto asset. Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea, ha evidenziato che i crypto asset, strumenti altamente speculativi e ad altissimo rischio, “sono basate sul nulla”. La direttrice del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva, ha evidenziato che “Bitcoin contiene la parola coin ma non è una moneta perché per essere tale deve essere anche una riserva di valore. Di fatto i bitcoin e le cripto valute sono una classe di investimento senza garanzie. Se qualcuno promette il 20% su qualcosa non garantito da niente, come la chiameremmo nel mondo reale? Una piramide? questa è una piramide nel mondo digitale..”.

Paul Krugman, premio Nobel per l’economia nel 2008, in un articolo pubblicato sul New York Times ha evidenziato che l’intero ecosistema, in particolare le stablecoin, può essere descritto come una casa costruita non sulla sabbia, ma sul nulla assoluto. Secondo Bill Gates gli NFT basati su cripto asset «si basano al 100% sulla teoria dello sciocco più grande». In altre parole, l’unico modo in cui uno sciocco che compri degli NFT può ottenere un guadagno dal suo acquisto è trovare uno sciocco più grande che a sua volta acquisti quegli NFT da lui. Lo stesso miliardario americano e grande finanziere Warren Buffet ha evidenziato che queste valute non si moltiplicano, non producono nulla e rappresentano “..una sorta di magia..”.

   Il ruolo dei tassi di interesse delle banche centrali

Secondo alcuni analisti (6) le criptovalute sarebbero prosperate nel decennio del quantitative easing globale in cui il denaro facile, con i bassi tassi di interesse delle banche centrali, si è spostato su ogni asset in grado di promettere rendimenti facili in tempi brevi ma senza alcuna garanzia per la sicurezza dei portafogli. E’ bastato l’inizio dei rincari nei tassi di interesse da parte delle Banche centrali impegnate a contrastare l’inflazione e la fine degli stimoli monetari ha fatto invertire il trend.

   I default e le crypto truffe

Accanto a questi prodigiosi incrementi di valore numerose sono le storie riferite a rovinosi fallimenti che hanno coinvolto migliaia di ingenui risparmiatori di tutto il mondo. Al riguardo illuminante è il caso del default dell’ecosistema Terra e del sottostante token Luna (7). Un progetto promettente e apparentemente solido che a maggio del 2022 ha perso nel giro di pochi giorni quasi il 100% del suo valore. In meno di una settimana sono andati in fumo 60 miliardi di dollari.

Senza parlare delle truffe e dei furti  che hanno coinvolto recentemente decine di migliaia di investitori a livello internazionale. Il 2022 in questo senso potrebbe essere l’anno che in assoluto è stato il più “profittevole” per i cybercriminali con oltre 3 miliardi di dollari sottratti nel corso di 125 hack. Nel solo mese di ottobre 2022 (non ancora terminato) ci sarebbero stati hacking per 718 milioni di dollari. Solo l’11 ottobre sono stati realizzati 4 exploit per valore totale di 122 milioni di dollari (dati Chainalalysys).

Anche i risparmiatori italiani non sono immuni dalle truffe realizzate con il famoso “schema Ponzi”. La truffa dell’UEFA Football Ltd ha interessato circa 50.000 vittime con oltre 100 milioni di euro scomparsi. La New Financial Technology Ltd, promettendo una incredibile “cedola” mensile del 10% per chi versava 10.000 €, ha raggirato non meno di 4.000 investitori con un “bottino” stimato in non meno di 35 milioni di euro. Nel 2018 la truffa ed il successivo fallimento della Bitgrail ha determinato un danno di 120 milioni di euro, con oltre 230mila clienti che haano perso tutti i loro risparmi.

   La volatilità delle valute virtuali

In generale l’aspetto più criticato e rappresentato dall’estrema volatilità del valore dei cripto asset. Avendo un prezzo intrinsecamente instabile (e quindi difficilmente stimabile), le virtual currency non presenterebbero quelle le caratteristiche che le possono rendono adatte alle funzioni tipiche della moneta (mezzo di pagamento a spendibilità generalizzata, unità di conto, riserva di valore).

Uno dei casi più eclatanti è quello dell’El Salvador che ha acquistato 1801 Bitcoin che hanno perso di valore. Al momento si parla di oltre 20 milioni di dollari di perdita sugli oltre 90 spesi con denaro pubblico. L’adesione incondizionata al sistema delle valute virtuali ha trovato un duro avversario nel Fondo Monetario Internazionale (FMI) che ha chiesto di abbandonare o limitare l’impiego della criptovaluta che metterebbero a rischio «la stabilità e integrità finanziaria» della nazione, oltre che «la protezione del consumatore». Le cripto Dogecoin e Cardano rispetto a un anno fa hanno invece perso rispettivamente il 77,5% e  l’83,28% (dati Money.it).

   L’assenza di formazione specialistica

L’affermazione che, però, ha destato maggiori critiche è quella per cui la finanza decentralizzata in futuro potrà costituire il volano per lo sviluppo delle aree più povere. I cripto scettici al riguardo invitano a riflettere sul fatto che la finanza senza intermediari non semplifica le operazioni ma richiede, rispetto alla finanza tradizionale, maggiori competenze e una formazione specialistica necessaria per padroneggiare strumenti più complicati anche da un punto di vista tecnologico. La conseguenza è che la Defi potrebbe addirittura creare maggiore disparità sociali.

L’impatto delle criptovalute sul consumo di energia

Il confronto tra i sostenitori e oppositori alle criptovalute trova ulteriori elementi di dibattito anche con riguardo all’aspetto della sostenibilità ambientale dell’industria delle valute virtuali (8). Uno dei temi che ha attirato le maggiori critiche dei cripto scettici, e soprattutto degli ambientalisti, è lo straordinario consumo energetico necessario per mandare avanti l’industria delle criptovalute (9). Le attività di mining (10) necessarie per l’estrazione delle criptovalute è una delle più energivore e a maggior impatto energetico (11).

   …la produzione di criptovalute è uno spreco non sostenibile di energia

Il consumo di energia necessaria per la produzione di moneta virtuale, in definitiva è visto come uno spreco quantunque derivi da fonti rinnovabili o verdi. L’elettricità, compresa quella prodotta da fonti non fossili, è comunque una risorsa limitata. Si è stimato, infatti, che l’impronta ecologica di Bitcoin, misurata in emissioni di CO2, sfiorerebbe i 37 Milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Questa cifra impressionante (dati di Digiconomist) “corrisponde all’impatto ambientale di una nazione come la Nuova Zelanda.”

Completamente differente è la posizione dei sostenitori dei cripto asset che evidenziano come iI confronto con i consumi di stati o, addirittura, di settori diversi, sarebbe fuorviante e facilmente confutabile. In alcuni casi, infatti, l’attuale consumo energetico necessario per il mining sarebbe inferiore a tanti altri comparti. Ad esempio, il settore dell’estrazione dell’oro o quello del sistema bancario tradizionale avrebbero consumi molto più alti.

Senza considerare che il consumo dei device sempre accesi, ma inattivi, nelle case statunitensi sarebbe del 60% in più dell’intera rete di Bitcoin. Abbiamo evidentemente da una parte un vero e proprio spreco, il cui risultato, secondo i sostenitori delle crypto, sarebbe il nulla assoluto, mentre dall’altra parte si avrebbe Bitcoin. Analogamente per l’industria dei videogiochi. Il consumo complessivo per l’uso di sole tre console da gioco, usate per una media di un’ora al giorno e collegate ad un televisore di medie dimensioni, sarebbe più del triplo di quello necessario per la rete Bitcoin (12) .

   ..no..la rete Bitcoin è invece uno dei settori più green

Secondo i sostenitori delle crypto i dati evidenzierebbero che l’insieme di fonti energetiche usate dalla rete Bitcoin, avrebbe una percentuale di fonti rinnovabili più alta di altri settori e anche di tanti Stati (13). Il forte consumo energetico in questo caso è diventato paradossalmente un modo per ridurre il cd “decurtamento energetico” che coinvolge le fonti rinnovabili come il solare e l’eolico. La rete Bitcoin utilizzerebbe, infatti, energia sovra-prodotta (per esempio dalle centrali idroelettriche) che in molti casi non troverebbe una domanda sul mercato. In altre parole, la rete Bitcoin si avvarrebbe della produzione di quell’energia che altrimenti andrebbe invenduta e, quindi, sprecata ovvero non prodotta affatto.

La paura che Bitcoin vada a sottrarre preziose energia ad altri utilizzi non sarebbe vera e, per certi versi, sarebbe vero l’esatto contrario in quanto permetterebbe di sostenere il comparto delle fonti rinnovabili (14). Allo stato attuale secondo alcuni sostenitori delle criptovalute “…la rete Bitcoin rappresenterebbe effettivamente uno dei settori più green e una delle industrie più sostenibili a livello mondiale…”. Il mix energetico utilizzato, pur con ampi margini di miglioramento, sarebbe quindi meno inquinante di quanto si possa pensare (15).

   Crisi energetica e piano per la riduzione dei consumi della Commissione UE

La Commissione Europea nel 2022 è intervenuta sul tema sottolineando come il consumo di elettricità del denaro digitale è aumentato del 900% negli ultimi 5 anni. Una percentuale praticamente raddoppiata rispetto a due anni fa. Per produrre i bitcoin e le altre monete virtuali si consumerebbe circa lo 0,4% dell’energia mondiale. Troppa in un periodo nero come quello che stiamo attraversando. Se si concretizzasse quindi il rischio di razionare i consumi energetici i Paesi membri dell’UE avranno la possibilità di fermare, eventualmente (e tempraneamente), l’estrazione delle cripto “inquinanti”. Ci sarà pertanto l’eventualità di “..adottare misure mirate per ridurre i consumi di elettricità degli attori delle criptovalute..” (miners) e nel caso in cui fosse necessario “..gli Stati membri devono essere pronti a fermare l’estrazione di criptovalute..”. E, aggiungono da Bruxelles, in una prospettiva a lungo termine, è anche fondamentale valutare l’eliminazione delle agevolazioni fiscali e le altre misure a favore del mercato delle cripto (16).

Con riguardo ai consumi di energia possibili interventi potrebbero riguardare le valute virtuali che richiedono protocolli PoW (Proof of Work) che dovrebbe essere progressivamente sostituito con meccanismi cd Proof of Stake (PoS) (17), relativamente più efficienti. Si ritiene che se il Bitcoin dovesse passare al PoS si risparmierebbe fino al 99% di energia (18).

Le avvertenze e gli avvisi ai risparmiatori sulla rischiosità delle criptovalute

La Banca d’Italia (19) e l’Unità di Informazione Finanziaria (20), riprendendo analoghe avvertenze dell’Autorità Bancaria europea (21) e del GAFI (22), hanno ripetutamente messo in guardia tutti i risparmiatori contro i rischi connessi all’investimento in valute virtuali e scoraggiato gli intermediari dall’assumere rischi in proprio in questo ambito. Sono stati altresì sottolineati anche i possibili utilizzi dei cripto asset in attività di riciclaggio.

Le Avvertenze delle Autorità ESA

L’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA), l’Autorità bancaria europea (ABE) e l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA), nel marzo 2021 (23) hanno congiuntamente indirizzato anche un’”avvertenza” a tutti i consumatori in ordine ai rischi significativi associati all’acquisto e/o alla detenzione delle cosiddette valute virtuali. Al riguardo è stato evidenziato che le valute virtuali sarebbero strumenti ad alto rischio, generalmente non garantiti da immobilizzazioni materiali. Inoltre, non essendo regolamentate, non offrirebbero alcuna tutela giuridica ai consumatori.

Le tre Autorità in tale contesto hanno manifestato la loro preoccupazione circa il numero crescente di consumatori che avrebbero investito sulle valute virtuali nella speranza di una continua crescita del loro valore, ma senza alcuna reale consapevolezza del rischio significativo di perdere il denaro investito. L’acquisto di valute virtuali o di prodotti finanziari che forniscono un’esposizione diretta a tali valute comporterebbe, secondo le menzionate Autorità di vigilanza, una serie di rischi, tra i quali: il rischio di volatilità estrema e di bolla speculativa, l’assenza di protezione, l’assenza di opzioni di uscita, la mancanza di trasparenza sui prezzi. interruzioni delle operazioni, Informazioni fuorvianti, inidoneità delle valute virtuali per la maggior parte degli scopi.

L’“avvertenza” è stata ribadita nel 2022 (24). In tale occasione è stato sottolineato che le cripto-attività, essendo altamente rischiose e speculative, non sarebbero adatte per la maggior parte dei consumatori al dettaglio come investimento o mezzo di pagamento o scambio. I consumatori dovrebbero quindi essere maggiormente consapevoli della mancanza di ricorso o protezione a loro disposizione, in quanto le cripto-attività e i prodotti e servizi correlati in genere al momento non rientrano nella protezione esistente ai sensi delle attuali norme UE sui servizi finanziari (25).

Un ulteriore e grave fattore di rischio evidenziato dalle 3 Authority è rappresentato anche dai possibili attacchi hacker verso le applicazioni sottostanti alle cripto attività. Le applicazioni De.FI mostrano infatti preoccupanti problemi di sicurezza informatica. Alcune statistiche relative a 120 piattaforme digitali dedicate a cripto attività evidenziano che solo 16 possono ritenersi molto sicure. Secondo altre fonti, inoltre, da settembre 2020 a fine maggio 2022, l’ammontare complessivo di fondi sottratti alle applicazioni De.Fi. a seguito di attacchi informatici ha superato i 2 miliardi di dollari, con l’incremento più consistente nel 2022 (26). Un ulteriore dato appare significativo ossia nel 2019 la maggior parte degli attacchi ha avuto luogo sugli exchange centralizzati, ma con l’aumento della sicurezza di queste società, la grande maggioranza degli attacchi, circa il 90% nel 2022, ha avuto luogo sui protocolli DeFi.

I rischi della Finanza Decentralizzata

Un ulteriore ambito di discussione e confronto è rappresentato dalla cd Finanza Decentralizzata (De-Fi – Decentralised Finance) intesa come sistema che permette l’erogazione di servizi di natura finanziaria senza l’intervento di intermediari. Trattasi di un ecosistema di applicazioni e protocolli finanziari costruiti mediante l’organizzazione di servizi simili a quelli bancari e operanti su infrastrutture che presuppongono l’assenza di gerarchie. Queste caratteristiche sono favorite dall’automaticità delle transazioni grazie alle tecnologie di registro distribuito – tra cui si colloca la blockchain – e dagli smart contract.

L’assenza di intermediari espone maggiormente queste strutture ad un più alto rischio di perdite del capitale investito. La caratteristica della rapidità ed automaticità delle transazioni, infatti, si traduce in minori controlli, così come nella possibilità che gli utenti accedano ai servizi offerti dalle piattaforme senza essersi affidati ad esperti del settore. Gli utenti non hanno come controparte contrattuale una società di servizi finanziari ma si trovano ad interagire con un mercato controllato da computer che consente l’esecuzione automatica delle transazioni. In realtà gli intermediari finanziari costituiscono una risorsa fondamentale per diminuire l’asimmetria informativa che caratterizza la criminalità finanziaria.

Un sistema di valute virtuali caratterizzato dall’assenza di un terzo intermediario incide sull’efficacia dell’azione di contrasto ai fenomeni illeciti e, segnatamente, al riciclaggio, perché non viene garantito il controllo dei flussi finanziari.

La presenza di una rete peer to peer è senza dubbio un fattore di maggiore efficienza per il sistema finanziario, tuttavia, questa caratteristica consente alla criminalità di spostare fondi illeciti in maniera più veloce, più economica e più discreta. Ed è per questi motivi che la Finanza Decentralizzata è diventata uno degli strumenti preferiti per “ripulire” i proventi illecitamente ottenuti dai reati presupposto come truffe, furti, reati informatici, traffico di droga, evasione fiscale, sfruttamento della prostituzione, intermediazione finanziaria abusiva, ecc..

Il tema, peraltro, si pone non solo con riguardo a crimini che hanno per oggetto direttamente le criptovalute ma anche in ordine ad attività illecite i cui proventi illeciti, ottenuti con valuta fiat, vengono convertiti in criptovaluta.

…ed il pericolo del riciclaggio

La scarsa trasparenza degli strumenti finanziari che fanno riferimento ai cripto asset, l’opacità operativa di alcuni grandi operatori del settore, il ricorrente annuncio di furti, frodi e truffe, spesso di grandi proporzioni, ai danni di centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori, non hanno fatto altro che alimentare i sospetti e la diffidenza verso tutto l’universo delle valute virtuali (27). L’assenza di un adeguato intervento regolatorio rischia pertanto di trasformare la “criptosfera” in un rifugio virtuale sicuro per transazioni finanziarie illecite, riciclaggio e finanziamento del terrorismo.

In un contesto di questo tipo risulta difficile dare attuazione al cd “metodo Falcone”, noto con il principio follow the money. Questo approccio investigativo viene messo in crisi dalle caratteristiche delle criptovalute che travalicano i confini nazionali essendo svincolate da qualsiasi forma di assoggettamento alle autorità centrali degli Stati. Le caratteristiche tecniche che sono state poste alla base dell’operatività concreta di Bitcoin, secondo alcuni studiosi, avrebbe reso possibile lo sviluppo di una criptovaluta che si è collocata in uno spazio intermedio tra la moneta fisica e quella elettronica nel tentativo di assumerne i rispettivi vantaggi. In sostanza si sarebbe venuta a creare una forma di contante digitale che avrebbe conservato tutti i vantaggi della moneta fisica (anonimato, convertibilità, trasferibilità a basso rischio) quanto quelli di moneta elettronica (rapidità e minori costi di transazione).

Sulla base di tali presupposti il fattore di maggiore successo dei cripto asset è diventato proprio la loro più grande criticità in quanto avrebbe reso difficoltoso tracciare l’autore delle transazioni e la causale dei trasferimenti delle valute virtuali. Le valute virtuali hanno quindi favorito differenti attività criminose e hanno conseguentemente dato vita a forme più o meno estese di riciclaggio, svolte soprattutto a livello transnazionale. Veggasi al riguardo l’attività investigativa svolta dalla Security Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti che recentemente avrebbe permesso di bloccare uno schema truffa di crypto-mining e trading da 62 milioni di dollari in cui risulterebbero interessati 65.535 investitori. In un’intervista, il Presidente della SEC, Gary Gensler, ha peraltro aspramente criticato gli exchange di criptovalute e le stablecoin.

L’affermata “trasparenza” di un sistema imperniato sulla blockchain

I fedelissimi delle cripto valute con riguardo al riciclaggio hanno osservato che in realtà il vero problema del riciclaggio non sarebbe rappresentato tanto dalle criptovalute quanto dalla non tracciabilità delle transazioni eseguite in contanti. Le valute virtuali presenterebbero, in realtà, solo una forma di apparente di anonimato in quanto, attraverso appropriate tecniche di blockchain forensic e di blockchain intelligence, è possibile risalire agli autori delle singole transazioni, tutte regolarmente (e per sempre) registrate nella blockchain che per sua natura è immodificabile. Con la mera conversione di valuta fiat in “valuta digitale” (e viceversa) non si verificherebbe alcuna attività dissimulatoria né si creerebbero ostacoli all’identificazione dell’origine illecita dei flussi finanziari. Tutto sarebbe tracciato e trasparente

Lungi dall’essere di ostacolo alle indagini circa la provenienza delittuosa della res illecita, i Bitcoin, ad esempio, permetterebbero l’esatto contrario, ossia il disvelamento di attività illecite. A livello assoluto le stime dei valori connessi a forme di illegalità e di riciclaggio evidenzierebbero che i proventi illeciti in oggetto sarebbero solo una frazione percentuale minima rispetto al valore complessivo delle transazioni realizzate (0,15% dati ChainAnalisys) e della capitalizzazione globale delle valute virtuali. In questo senso non sarebbe nemmeno giusto criminalizzare strumenti che hanno il merito di aver superato i rigidi paradigmi della finanza tradizionale.

Tecniche per attenuare la tracciabilità

Il tema, come si comprende, è molto complesso. Non si può tuttavia non prendere atto che:

a) l’oggettiva complessità degli strumenti della tecnofinanza aumenta il livello di coinvolgimento di tanti risparmiatori in multiformi tipologie di raggiri e truffe,

b) l’utilizzo delle criptovalute in attività illecite (es. pagamento di riscatti in casi di ramsomware) è sempre più frequentemente utilizzato.

Anche se la percentuale di transazioni in cripto valute in termini relativi nel 2021 è molto bassa, in termini assoluti il trend mostra incrementi molto più elevati rispetto agli anni scorsi. Si è passati da 7,8 miliardi di dollari del 2020 ai 14 miliardi di dollari nel 2021. In tale contesto è stato sottolineato come non sia neanche vero che gli organi investigativi riescano sempre a risalire all’origine illecita dei proventi e dei loro utilizzatori.

L’utilizzo di raffinate tecniche di mescolamento (vgs vicenda Bitcoin Fog) spesso rendono molto difficile (se non impossibile) ricostruire la loro reale destinazione e la riconducibilità delle crypto trasferite. Senza considerare che molte giurisdizioni sono assolutamente chiuse ad ogni forma di collaborazione investigativa e giudiziaria. Nel caso delle ccdd privacy coin il livello dell’anonimato è inoltre così alto che le informazioni circa le transazioni registrate sulla blockchain risultano spesso impossibili da ricostruire in quanto crittografate (vgs Monero o ZCash).

L’ostacolo all’identificazione dell’origine delittuosa dei proventi digitali

Interessante a tale riguardo è l’orientamento di una certa corrente interpretativa che tende a non ritenere sussistente il requisito previsto dalle fattispecie penali del 648bis cp e 648 ter cp con riguardo all’utilizzo di moneta fiat per l’acquisto di criptovalute. Tale conversione non costituirebbe compimento, così come prescritto dalla norma incriminatrice, di un’operazione tesa a ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dei profitti illeciti conseguiti con il reato presupposto.

Al riguardo viene evidenziato che le transazioni in questo caso non possono essere ritenute anonime visto che ogni movimentazione in criptovaluta è registrata in una sorta di libro contabile digitale di dominio pubblico, accessibile costantemente da chiunque. Sarebbe pertanto sempre possibile risalire agli account delle parti dell’operazione trascritta attraverso la blockchain.

La Cassazione in proposito è più volte intervenuta sul tema non riconoscendo questa linea difensiva. Considerando le modalità di acquisto della valuta virtuale, la Suprema Corte ha evidenziato (sentenza 2868 del 2022) che le operazioni realizzate costituirebbero un serio ostacolo all’identificazione del vero beneficiario finale della transazione ed effettivo titolare dei Bitcoin acquistati (28). Il reato si perfezionerebbe anche solo se mira a ostacolare gli accertamenti sulla provenienza illecita del denaro. Con altra sentenza della Cassazione n. 27023/2022 e stato ribadito come la conversione di profitti illeciti in criptovalute renda estremamente difficili le attività di ricostruzione dell’identità del soggetto al quale riferire le singole transazioni in criptovaluta.

L’attività regolatoria che verrà…

Il tema di un intervento regolatorio da parte del legislatore in questo settore ovviamente deve orientarsi verso l’adozione di adeguate tutele e garanzie agli attori coinvolti nelle scelte economiche. Si è osservato che l’ordinamento deve, tuttavia, avere la capacità di adeguarsi ad un mercato in evoluzione “..bilanciando gli interessi in gioco con la priorità di lasciare le tecnologie libere di svilupparsi, senza apporre freni e inutili rallentamenti alla loro implementazione…” (29). La difficoltà tecnica di assicurare una trasparenza dei flussi di criptovalute sul web, soprattutto nei rapporti peer to peer, ha pertanto indotto le varie legislazioni nazionali a realizzare interventi a tutela dei consumatori (risparmiatori) e per contrastare operazioni di riciclaggio. A quest’ultimo riguardo l’obiettivo è stato quello di:

• monitorare le varie transazioni in uscita dal “mondo reale” (per acquisti di criptovalute),

• monitorare le varie transazioni al momento dell’uscita dal “mondo virtuale” (per la conversione delle cripto valute in moneta fiat).

Da qui la tendenza ad estendere gli obblighi antiriciclaggio a coloro che in queste fasi operano. Il riferimento è, in primo luogo, agli “scambiatori” di moneta virtuale in moneta legale e ai prestatori di servizi di portafoglio digitali. Gli exchangers sono infatti il punto di contatto tra le monete tradizionali e il mondo cripto. Su queste piattaforme è possibile scambiare tutte le criptovalute, da bitcoin ed ether a quelle anche meno conosciute.

Si è posto, inoltre, la necessità di emanare misure che assicurino anche l’integrità del mercato finanziario, la stabilità finanziaria e il controllo e contrasto ai crimini finanziari (ad esempio autorizzazioni ad operare, emissione di prospetti informativi, adozione di stringenti misure di sicurezza informatica, adozione di misure per l’adeguata verifica del cliente, possesso di requisiti di onorabilità). Il problema della vigilanza e del controllo, tuttavia, non può essere affrontato se non attraverso interventi normativi armonizzati, necessari per regolare l’attività delle piattaforme di scambio a livello internazionale.

Si deve dare atto che a livello internazionale stanno emergendo approcci regolatori molto eterogenei: assenza di regolamentazione, interventi normativi limitati, piena regolamentazione di settore (licenza a operare, definizione di standard tecnologici, presidi prudenziali specifici), divieto di operare. L’Unione Europea, dopo vari studi condotti sia sulla tecnologia cui i cripto asset fanno riferimento (blockchain) e sull’uso dei crypto asset, ha scelto di non contrastarne l’uso ma di regolamentare il settore al fine di garantire lo sviluppo delle tecnologie sottostanti.

   Le proposte della Commissione EU

Si è quindi in attesa di una serie di interessanti interventi regolatori che dovrebbero armonizzare le discipline relative alle criptovalute nei singoli stati membri. In particolare sono in avanzato stato di esame le proposte riguardanti:

  • il nuovo Regolamento cd MiCAR (Market in Criypto Asset Regulation) relativo ai mercati delle cripto-attività e modificativo della direttiva (UE) 2019/1937 (30). Nel comunicato stampa ufficiale del Consiglio Europeo si legge che il nuovo regolamento proteggerà i consumatori evitando schemi fraudolenti e manipolazioni di mercato. A tutela dei consumatori, i providers di servizi dovranno dimostrare in possesso importanti requisiti e saranno responsabili di eventuali perdite. I tempi di attuazione di detto regolamento sono giudicati, però, troppo lunghi. L’entrata in vigore del testo è infatti prevista tra il 2024 e il 2025 (mentre il mondo crypto si muove molto velocemente);
  • le modifiche del Regolamento 847/2015 – TFR Transfer of Founds Regulation – che, nell’estendere i requisiti di tracciabilità delle monete fiat anche alle criptovalute, richiede agli exchangers di acquisire i dati informativi riguardanti gli ordinanti e i beneficiari di trasferimenti di fondi e di asset in criptovaluta;
  • la proposta per un Regolamento relativo alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio e finanziamento del terrorismo che risponde all’obiettivo di istituire un corpus normativo unico dell’UE. Il menzionato regolamento, sostituirebbe le prescrizioni della direttiva (UE) 2015/849. La mancanza di applicabilità diretta e di granularità ha infatti portato a un’applicazione frammentata a livello nazionale e a interpretazioni divergenti.

L’estensione degli obblighi relativa alla normativa antiriciclaggio a tutti i soggetti che professionalmente operano nel settore delle valute virtuali non è, tuttavia, priva di critiche, in quanto le relative transazioni possono riguardare, anche direttamente, due soggetti privati senza che gli stessi siano obbligati a servirsi dei servizi degli operatori di settore. La conseguenza è che tale ampliamento non ha diminuito significativamente la minaccia di riciclaggio presente nelle caratteristiche proprie delle criptovalute.

Questa criticità non sembra essere venuta meno nemmeno nelle proposte normative attualmente in esame presso le istituzioni europee. Dalla nuova normativa sarebbe infatti escluso il tracciamento di transazioni realizzate tra wallet privati non ospitati dagli exchangers. È stato al riguardo sottolineato come le norme attuali di fatto non sarebbero sufficienti in quanto il ruolo svolto dagli “scambiatori” in realtà è meramente eventuale. L’ampliamento degli obblighi antiriciclaggio degli operatori in moneta virtuale non consente, infatti, di assicurare il completo monitoraggio delle transazioni valuta virtuale atteso che continueranno a permanere non presidiati gli scambi diretti tra utenti.

Dott. Gaetano Mastropierro

Consulente compliance integrata (privacy, antiriciclaggio, responsabilità amministrativa degli enti, anticorruzione), DPO e AML Manager (certificato Cepas). Specialista della formazione. 

 

 

 

 


Note

1. Vgs al riguardo Crypto-assets and Global “Stablecoins” in https://www.fsb.org/work-of-the-fsb/financial-innovation-and-structural-change/crypto-assets-and-global-stablecoins/ e Criptovalute: a rischio la stabilità del sistema finanziario tradizionale, 24 febbraio 2022, in https://www.mentinfuga.com/criptovalute-a-rischio-la-stabilita-del-sistema-finanziario-tradizionale/. L’FSB è un’istituzione con sede in Svizzera e riunisce le autorità nazionali responsabili della stabilità finanziaria in 24 paesi, ma il suo ruolo va ben oltre quei paesi perché i contatti ci sono con altre settanta realtà internazionali. Il 16 febbraio 2022 è stato pubblicato un rapporto nel quale l’FSB scrive che pur essendo un mercato ancora piccolo (nel 2021 2,6 miliardi di dollari) rispetto al complesso delle transazioni finanziarie nel mondo, “i mercati delle criptovalute sono in rapida evoluzione e potrebbero raggiungere un punto in cui rappresentano una minaccia per la stabilità finanziaria globale a causa della loro portata, delle vulnerabilità strutturali e della crescente interconnessione con il sistema finanziario tradizionale”. La soluzione, secondo l’FSB, è quella di regolamentare il tutto e mettere sotto controllo queste attività. L’interesse dell’FSB per la regolamentazione è dovuto al ribasso del mercato delle criptovalute verificatori a febbraio 2022. Le criptovalute, operanti in stretta connessione con il sistema finanziario tradizionale, spesso non sono nemmeno trasparenti e sono utilizzate per il riciclaggio di denaro derivante da attività illecite. L’organo di vigilanza prevede di presentare a ottobre del 2022 – ai ministri delle finanze del G20 e ai governatori delle banche centrali – un rapporto sugli approcci normativi e di supervisione delle stablecoin e altri asset crypto. 

2. Sicignano G. J., Bitcoin e riciclaggio, Giappichelli, 2019, Torino, pag. 12 e segg. Manifesto elaborato nel contesto della comunità di attivisti cypher-punk nata agli inizi degli anni ’90 – https://www.activism.net/cypherpunk/manifesto.html

3. 16 novembre del 2008 Satoshi rilasciò il primo codice (Bitcoin Pre-Release), il 3 gennaio del 2009 minò il primo blocco della blockchain coniando i primi 50 BTC, ed il 9 gennaio pubblicò la prima versione ufficiale del software

4. Mark Cuban è un imprenditore statunitense. È un famoso miliardario nonché presidente dei Dallas Mavericks, squadra di basket della NBA rilevata nel gennaio del 2000. È anche il presidente di una rete televisiva di carattere generale degli Stati Uniti che trasmette in al-ta definizione, e di un canale via cavo.

5. Consob, Emerging trends in sustainable investing and cryptoasset markets, Giugno 2022, pag.6.

6. Che cos’è un “Nocoiner”? Dentro il mondo dei cripto-scettici – https://www-vice-com.translate.goog/en/article/epxky7/what-is-nocoiner c?_x_tr_sl=en&_x_tr_tl=it&_x_tr_hl=it&_x_tr_pto=sc

7. Muratore A., Criptovalute nella tempesta: arriva la fine delle illusioni, https://it.insideover.com/economia/criptovalute-nella-tempesta-arriva-la-fine-delle-illusioni.html

8. Terra è un network in blockchain per i pagamenti digitali, che si appoggia su diversi stable-coin di proprio conio e, per il funzionamento delle sue funzionalità aggiuntive, anche sul token LUNA. È uno dei progetti che ha guadagnato di più nel corso del 2021 ed uno dei più interessanti, sia per il mondo dei tecnici delle criptovalute sia per chi è a caccia di investi-menti e diversificazione del proprio portafoglio.

9. W Wealth, Bitcoin: i miners quanta energia consumano?, 21 aprile 2021, https://www.we-wealth.com/news/investimenti/outlook-e-previsioni/bitcoin-i-miners-quanta-energia-consumano, Visual Capitalist ha fornito una risposta puntuale ai consumi di energia per la produ-zione di Bitcoin: 129 terawattora (TWh) all’anno. Utilizzando i dati del Bitcoin Electricity Consump-tion Index (CBECI) dell’Università di Cambridge, il sito di informazione economico-finanziaria, ha confrontato il consumo di energia di bitcoin con quelle di importanti aziende e addirittura interi paesi. Se il bitcoin fosse una nazione, si posizionerebbe al 29°posto (su 196), per consumo energe-tico, superando di poco quello norvegese. Se fosse un’azienda invece sarebbe per distacco quella più famelica d’energia, consumando il 1708% in più di elettricità rispetto a Google.

10. Il mining è il processo che permette di generare nuovi blocchi della blockchain di Bitcoin, ovvero di inserire definitivamente nel ledger (registro) di Bitcoin una serie di transazioni. Con questa operazione di mining, per cui viene generato in media un blocco ogni 10 minuti, vengono inoltre “stampati” i nuovi bitcoin. Questi nuovi Bitcoin generati vengono asse-gnati come ricompensa al minatore che ha minato il corrispettivo blocco. Minare significa risolvere un complicato algoritmo crittografico per cui servono dei mega computer con una potenza di calcolo molto elevata, e un consumo di energia elettrica spropositato.

11. Faccini D.Bitcoin, la bolla finanziaria del momento e l’enorme spreco di energia, 31 agosto 2017, https://www.qualenergia.it/articoli/20170831-bitcoin-la-bolla-finanziaria-del-momento-ed-enorme-spreco-di-energia/. Con riferimento al periodo gennaio-giugno 2017 è stato ipotizzato che il sistema Bitcoin abbia gestito mediamente circa 300.000 transazioni al giorno. Se per una sola transazione di Bitcoin si consumano ben 146 kWh elettrici pari cioè al consumo giornaliero di 20 famiglie. Analogamente un’auto elettrica che percorre circa 100 km con 15 kWh, per una sola transazione di Bitcoin consumerebbe la stessa energia necessaria per percorrere 1000 km. Per avere un ulteriore termine di paragone è stato evidenziato che il circuito delle carte di credito VISA, nato nel 1958, gestirebbe un numero di transazioni al giorno che supera di 700 volte quello del Bitcoin e consuma complessivamente 30 volte di meno.

12. Crotta M., Bitcoin, allarme inquinamento? Un mito, ecco perché, 15 aprile 2021, https://www.agendadigitale.eu/smart-city/bitcoin-allarme-inquinamento-un-mito-ecco-perche/. Il Bitcoin consuma energia per realizzare le attività connesse alla Proof of Work (o PoW), fondamentale meccanismo per il funzionamento del sistema Bitcoin. Questo meccanismo, basato su algoritmi di hash che validano le transazioni elettroniche, consiste in un gara tra diversi attori, detti miner, per completare per primo la corretta compilazione di un nuovo blocco da aggiungere alla blockchain. Il blocco per essere completo ed accettato dalla rete dovrà contenere tutte e sole transazioni dimostralmente valide, e dovrà avere caratteristiche conformi ad un protocollo che richiede la soluzione di un problema matematico che non può essere calcolata a priori ma ottenibile attraverso una procedura di prove ed errori. Questo meccanismo di prove ed errori (il “work” nella PoW) richiede di reiterare più volte di milioni di calcoli al variare di pochi parametri fino ad ottenere il risultato corretto.

13. Crotta.M. Op. cit..

14. Di Marco M., Bitcoin è inquinante come si dice? Un mito da sfatare, 2 agosto 2022, https://www.dday.it/redazione/43384/bitcoin-energia-rinnovabile-inquina.

15. Crotta M., op. cit.. Gli incentivi alle rinnovabili in alcuni casi non sarebbero infatti più sufficienti a mantenere aperti alcuni siti produttivi, questo comporterebbe la chiusura di impianti che potrebbero in realtà produrre energia verde ma che non sono più competitivi sul mercato, con conseguente ricadute occupazionali e sull’indotto In questi casi, accordi stretti con i miner hanno fatto sì che la produzione di bitcoin integri o sostituisca completamente l’aiuto di Stato portando simultaneamente ai vantaggi di mantenere la centrale aperta, continuare a disporre di energia verde, mantenere l’occupazione sul territorio e ovviamente di contribuire alla rete Bitcoin.

16. .Il 73% dei miner farebbe uso di un mix di energia composto quasi al 40% da energie da fonti rinnovabili ad impatto zero.

17. European Commission, Questions e Answers: EU action plane on digitalising the energy system, 18 0ttobre 2022, https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/qanda_22_6229.

18. Vgs. Confronto tra Proof of Work (PoW) e Proof of Stake (PoS) in https://academy.bit2me.com/it/pow-vs-pos/. La decisione su quale nodo deve validare un blocco viene presa casualmente, ma dando maggiore probabilità a chi soddisfa una serie di criteri. Tra questi criteri possiamo citare l’importo della valuta riservata e il tempo di partecipazione alla rete, ma se ne possono definire altri. Una volta stabilito, inizia il processo di selezione del nodo casuale. Una volta terminato il processo di selezione, i nodi prescelti potranno validare transazioni o creare nuovi blocchi. Questo rivela che la Proof of Stake è un processo completamente diverso dal noto protocollo Proof of Work (PoW). Dove ciascuno dei suoi nodi svolge un duro lavoro di calcolo per risolvere enigmi crittografici. Ciò significa che PoW, a differenza di PoS, ha bisogno di grandi quantità di energia e attrezzature specializzate per svolgere le sue operazioni. In PoS, invece, questo non è necessario. In PoS il processo è molto più semplice e rispettoso dell’energia.

19. Qui Finanza, Stop ai bitcoin e alle criptovalute in tutta Europa: il piano, http://quifinanza.it/economia/video/stop-bitcoin-criptovalute-europa-energia-elettrica/672670/.

20. Banca D’Italia: Comunicazione del 30 gennaio 2015, Avvertenza del 18 marzo 2018, Avviso del 28 aprile 2021 (unitamente alla Consob), Comunicazione di Giugno 2022.

21. Unità di informazione finanziaria: Avviso del 2 febbraio 2015, Comunicazione del 28 mag-gio 2019.

22. European Banking Authority: Avviso del 12 dicembre 2013, Parere del 4 luglio 2014, Report del 2019, Linee guida sui fattori di rischio di riciclaggio,

23. Gafi: Modifiche alla Raccomandazione n. 15 applicazione ad attività finanziare che coin-volgono virtual asset dell’Ottobre 2018, Nota interpretativa alla raccomandazione n.15 di Giugno 2019, Linee guida per un approccio ai virtual asset e ai prestatori di servizi in mate-ria di virtual asset basato sul rischio di Giugno 2019, Virtual Assets Red Flag Indicators of Money Laundering and Terrorist Financing del Settembre 2020, del “Crypto-Asset Repor-ting Framework and Amendments to the Common Reporting Standard”, contenente le re-gole di segnalazione, da parte degli intermediari, in materia di Crypto-Asset Reporting Framework (CARF), oltre alle modifiche da apportare al Common Reporting Standard (CRS), del 10 ottobre 2022.

24. Avvertenza del 19 marzo 2018.

25. Avvertenza del 17 marzo 2022.

26. Qualora acquistino queste attività “…i consumatori potrebbero esporsi alla possibilità molto concreta di perdere tutto il denaro investito. I consumatori dovrebbero prestare attenzione ai rischi di pubblicità ingannevole, anche attraverso i social media e gli influencer. I consumatori dovrebbero essere particolarmente cauti nei confronti dei rendimenti rapidi o elevati promessi, specialmente quelli che sembrano troppo allettanti per essere veri. Qua-lora acquistino queste attività “…i consumatori potrebbero esporsi alla possibilità molto concreta di perdere tutto il denaro investito. I consumatori dovrebbero prestare attenzione ai rischi di pubblicità ingannevole, anche attraverso i social media e gli influencer. I con-sumatori dovrebbero essere particolarmente cauti nei confronti dei rendimenti rapidi o elevati promessi, specialmente quelli che sembrano troppo allettanti per essere veri…”.

27. Consob, Op. cit. sub nota 4.

28. Al riguardo, a solo titolo di esempio, i casi di

• Bitgrail: con una truffa sulle criptovalute con 120 milioni di euro scomparsi nel 2018 e oltre 230mila clienti raggirati,
• Onecoin: Truffa del 2015 da 12.3 miliardi di euro,
• Gox era un exchange di criptovalute con sede a Tokyo che nel 2014 ha registrato un ammanco di 25,2 MLD €,
• Quadriga CX: schema ponzi camuffato da tecnologia avveniristica che nel 2019 ha sot-tratto 139 milioni di euro,
• Bitconnect è tra gli schemi Ponzi più grandi e conosciuti nella storia delle criptovalute. In poco più di un anno, il “progetto” è riuscito a trasformarsi da un oscuro ICO nell’ottobre del 2016 ad un progetto crittografico del valore di 2.1 miliardi euro.

29. Nel caso specifico è stato contestato all’indagato la commissione di truffe di cui all’art. 640 cod. pen. in ragione delle articolate condotte di frode realizzate, che avevano indotto plu-rime persone offese ad effettuare versamenti in suo favore nella prospettiva – del tutto inesistente ma artificiosamente delineata – di partecipare ad aste giudiziarie o a procedure esecutive rispetto alle quali l’indagato si presentava come preposto dall’autorità giudiziaria in qualità di legale. Secondo l’accusa, gravi indizi di colpevolezza sussisterebbero in rela-zione all’ipotesi di autoriciclaggio, atteso il reinvestimento dei proventi illeciti in operazioni finanziarie (acquisto di valuta virtuale bitcoin). La difesa, in proposito, sosteneva che se-condo un criterio di idoneità ex ante, tutti gli acquisti erano stati fatti nella piattaforma di-gitale, con trasparenza di ogni transazione, e che le vicende traslative riguardanti i bitcoin si trasformavano in blocco di una più grande catena (blockchain), con evidenza degli ac-counts degli utilizzatori, erano registrate su un libro contabile digitale (distributed ledger), di dominio pubblico. In questo caso è stato sostenuto che per la configurazione della fatti-specie criminosa in esame, la condotta doveva essere di ostacolo concreto alla identifica-zione della provenienza delittuosa dei beni oggetto del reato presupposto e non già del suo autore (l’intestatario della moneta virtuale). L’account impegnato dall’indagato in realtà consentiva comunque di individuare gli specifici bitcoin acquistati.

30. Cappello L., L’evoluzione del consumatore negli ecosistemi centralizzati, Giappichelli Edito-re, Torino, 2022

31. Il MiCAR (The Markets in Crypto-Assets Regulation) stabilisce norme uniformi per quanto riguarda:

(a) gli obblighi di trasparenza e informativa per l’emissione e l’ammissione alla negoziazione di cripto-attività;
(b) l’autorizzazione e la vigilanza dei fornitori di servizi per le cripto-attività, degli emittenti di token collegati ad attività e degli emittenti di token di moneta elettronica;
(c) la gestione, l’organizzazione e la governance degli emittenti di token collegati ad attività, degli emittenti di token di moneta elettronica e dei fornitori di servizi per le cripto-attività;
(d) le disposizioni a tutela dei consumatori per quanto riguarda l’emissione, la negoziazione, lo scambio e la custodia delle cripto-attività;
(e) le misure volte a prevenire gli abusi di mercato per garantire l’integrità dei mercati delle cripto-attività.

 

Per chi fosse interessato ai temi delle cripto-valute potrà partecpare al webinar “Criptovalute e riciclaggio” organizzato da MTS Consulenze. All’evento, che si terrà nel mese di dicembre 2022, interverranno il dott. Gaetano Mastropierro e il dott. Nicola Tigri. Moderatore sarà l’Avv. Gianluca D’Ascienzo – Presidente Codacons Roma.

Per ulteriori informazioni e per l’eventuale registrazione potete consultare il sito web al seguente link espertocompliance.it/corsi-e-eventi

 

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