“Nuovi lavoratori” per le organizzazioni del XXI secolo

Lo sviluppo delle tecnologie digitali ha permesso non solo il progressivo evolversi di nuove professionalità ma anche il cambiamento delle modalità con cui oggi si svolgono le attività lavorative. In questo contesto i paradigmi classici del dipendente ideale stanno cambiando. Ciò che andava bene in contesti socio-economico sostanzialmente stabili può non esserlo ancora. Al knowledge worker non si affida più un compito ma l’attesa di un risultato. Tutto ciò richiede, però, specifiche capacità e competenze, anche per la gestione degli aspetti emotivi connessi all’assunzione di questo nuovo ruolo. Vediamo allora quali sono le caratteristiche che devono avere i lavoratori delle moderne organizzazioni.

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Quando l’organizzazione è…“nevrotica”

Cosa può costituire una reale minaccia per la coesione e lo sviluppo di un’organizzazione? Secondo alcuni psicoanalisti le patologie comportamentali dei singoli individui possono affliggere anche le organizzazioni. Quando ciò avviene i comportamenti disfunzionali del management finiscono per diffondersi in tutta l’organizzazione. Tutto ciò che accade in un’organizzazione è infatti soggetta, in modo sottile e complesso, all’influsso di forze psicologiche invisibili di cui spesso non si ha piena consapevolezza. Le dinamiche che ne derivano influenzano profondamente la cultura organizzativa e possono consentire condotte che sono a volte del tutto irrazionali. Secondo Kets de Vries in questi casi si parla di “organizzazioni nevrotiche” e quando ciò avviene le conseguenze possono essere pesanti…

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La “rottura” del contratto psicologico nei rapporti di lavoro

Quali sono i fattori che permettono ad un dipendente di vivere un rapporto di lavoro con spirito di collaborazione fiducia? Che cosa rafforza il senso di appartenenza e di fedeltà, consentendo ad una persona di lavorare con impegno puntualità e disponibilità, spesso anche a prescindere dal compenso economico? Esploriamo insieme i profili del “contratto psicologico” che lega un lavoratore alla propria organizzazione.

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Il titolare del trattamento risponde della mancata adozione di misure di sicurezza da parte del fornitore responsabile

Nel corso del tempo sono stati molteplici i casi in cui la gestione non adeguata del rapporto che intercorre tra titolari e responsabili del trattamento si è rivelata fonte di violazioni in ambito data protection. Si fornisce analisi di uno dei casi con indicazioni utili per tutte le organizzazioni siano esse titolari o responsabili del trattamento dati.

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Pianificare e progettare l’attività formativa antiriciclaggio

Spesso le attività formative antiriciclaggio vengono realizzate in modo improvvisato. Un approccio destrutturato può incidere però sugli obiettivi che si vogliono conseguire.
La progettazione formativa in questi casi richiede metodo e capacità organizzative soprattutto perché, rivolgendosi ad adulti, deve mettere in campo strumenti e tecniche didattiche che rendano “agite” le nozioni teoriche.
Proviamo a delineare le principali azioni da seguire secondo un piano strutturato in modo metodologicamente corretto.

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Adesso basta con la formazione assolutamente inutile!

  Adesso basta: con la formazione assolutamente inutile! In un approfondimento pubblicato sul nostro sito www.espertocompliance.it  dal titolo “La formazione del personale: obbligo o facoltà per le organizzazioni?”  i colleghi Alfredo Sanfelice e Gaetano Mastropierro si sono dedicati ad analizzare in modo puntuale alcuni temi legati alla formazione nelle organizzazioni partendo dall’assunto che: “La formazione…

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Assetti organizzativi e policy nelle attività formative antiriciclaggio

Dare esecuzione ad un piano di formazione secondo le logiche e gli obiettivi dell’attuale disciplina di riciclaggio non è cosa semplice. Limitarsi a mettere in aula alcune persone per affrontare tematiche generaliste o, peggio, non corrispondenti ai reali esigenze dei “discenti”, non consente, di norma, di realizzare una formazione soddisfacente e di conseguire effetti positivi per il “soggetto obbligato”. Vediamo in sintesi cosa è necessario fare per strutturare, in modo metodologicamente corretto, un’efficace azione formativa.

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